Trevisani nel Mondo

Viaggiare è una brutalità. Obbliga... a perdere di vista
il comfort familiare della casa e degli amici.

Cesare Pavese

Sezione Giovani

07/11/2016

Monica Pasin

 

26 anni di Treviso, la passione per le lingue, l’università, le esperienze all’estero a Liverpool, Mosca, Leeds, San Pietroburgo, Londra, Parigi e il sogno di fare la traduttrice freelance. Conosciamola meglio.

Sono Monica Pasin e sono nata a Treviso, ma ho sempre abitato a Villorba. Ho frequentato il liceo classico A. Canova, dopodiché ho superato il test per la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste. Ho studiato inglese, russo e francese per la traduzione e l’interpretazione. Ho poi proseguito con una laurea magistrale in Traduzione Specializzata e Interpretazione di Conferenza nella stessa università.

Quali motivazioni ti hanno indotto a proseguire le tappe di qualificazione e specializzazione universitaria?

Proseguire con l’università è una scelta naturale per la maggior parte dei neodiplomati della mia generazione usciti non solo dal liceo, ma, in molti casi, anche dagli istituti tecnici. Ho continuato a studiare perchè mi è sempre piaciuto. Il liceo classico mi ha arricchita come persona e mi ha lasciato addosso la voglia di incanalare il mio potenziale e la mia curiosità in una nuova sfida. Scegliere la facoltà non è stato facile. Avendo sempre avuto una grande passione per il latino, il greco e l’inglese, ero orientata verso le lingue, ma allo stesso tempo cercavo un percorso che mi permettesse di applicare le mie conoscenze linguistiche al di là dell’insegnamento. Sulla base di queste considerazioni, ho deciso di integrare la mia formazione classica con lo studio delle lingue moderne in una delle migliori scuole per traduttori e interpreti in Italia, la SSLMIT di Trieste.

Che borsa di studio hai vinto e come ne sei venuta a conoscenza?

Al secondo anno di triennale ho fatto un tirocinio a Liverpool e insieme ad alcuni miei compagni del corso di russo siamo stati selezionati dai nostri docenti di lingua russa per partecipare ad uno scambio linguistico di due mesi presso l’Università Statale di Mosca. Al terzo di triennale ho partecipato tramite l’università alle selezioni per una borsa Erasmus che mia permesso di studiare all’università di Leeds per 6 mesi. Mentre ancora ero a Leeds sono venuta a conoscenza di un bando del Miur per un’esperienza di studio e tirocinio in Russia. Ho pensato “Perché no?”. Mi sono iscritta, ho superato le selezioni, fatto il visto, e sei mesi dopo ero a San Pietroburgo. Attualmente sto valutando delle offerte di tirocinio post-lauream a Londra e a Parigi sponsorizzato parzialmente dalla Garanzia Giovani.

Quali differenze culturali hai riscontrato passando dall'Italia ai posti dove hai abitato all'estero, rispetto alla cultura italiana-veneta?

Di differenze culturali ce ne sono troppe per poterle raccontare tutte in questo spazio! In Russia, e specialmente a Mosca, le ragazze portano moltissimo le gonne e i tacchi a qualunque ora del giorno e in qualunque occasione: al lavoro, ma anche all’università o per andare a fare una passeggiata. Io che di solito mi vesto in modo abbastanza casual - come la maggior parte delle mie coetanee italiane, d’altronde - mi sentivo costantemente al limite della sciatteria! Un’altra cosa che colpisce della Russia è la serietà dei volti delle persone che incontri per strada. Sembra che ce l’abbiano tutti con te! A questo si aggiunge il fatto che ti fissano negli occhi senza ritegno. In realtà per loro è normale: sono estremamente diretti nella comunicazione, il che a volte viene interpretato da noi italiani come maleducazione e riservano il sorriso agli amici e ai conoscenti, o al massimo ai turisti negli esercizi commerciali.

In Inghilterra, invece l’impressione che ho avuto è che le giornate passino in fretta. La maggior parte dei ristoranti qui a Leeds chiude la cucina alle 21, i pub anche prima. La scelta va dal fast food al kekab… in questo, il mondo è piccolo! La gente qui tende a cenare ben prima, in genere sulle 18. Le feste studentesche in appartamento, che da noi in Italia difficilmente iniziano prima delle 10.30, qui in Inghilterra possono cominciare già alle 8, con il risultato che, purtroppo, prima delle 10 molti sono già ubriachi. Di buono c’è che i taxi sono relativamente economici - dividendo una corsa con un gruppo di amici si può arrivare a spendere anche solo £1 - per cui raramente un ragazzo che ha bevuto si mette al volante. Un dettaglio divertente è che qui a Leeds, ma immagino anche nel resto dell’Inghilterra, vanno estremamente di moda gli hen parties, le feste di addio al nubilato. Se esci a fare un giro una qualunque sera della settimana, incroci almeno 3-4 gruppi di signore tra i 30 e i 60 che girano in centro travestite con i costumi più improbabili e dissacranti. Mai vista una cosa del genere in Italia, meno che meno in Veneto!

Una cosa che ho notato in ogni posto in cui sono stata, comunque, è che per quante differenze culturali possano esserci, noi italiani tendiamo a fare amicizia facilmente, a farci apprezzare per la nostra socievolezza e spontaneità e a integrarci bene in qualunque ambiente, grazie ad un buono spirito di adattamento.

Hai incontrato italiani-veneti-trevisani? Se sì, hai ricevuto un aiuto nei primi momenti d'emigrazione?

Durante le mie esperienze all’estero ho sempre incontrato veneti e spesso trevigiani, a quanto pare siamo ancora sparsi per il mondo! A Leeds ho conosciuto studenti, ricercatori e giovani professionisti di Treviso, Padova e Venezia. A San Pietroburgo addirittura mi sono ritrovata in camera con una ragazza di Noale! La funzionaria del consolato italiano a San Pietroburgo con cui ho avuto a che fare era a sua volta di Venezia. Posso dire di aver sempre trovato molta solidarietà tra i miei connazionali, veneti e non.

Hai trasformato una delle tue passioni nel tuo lavoro? Se sì, come ci sei riuscita?

Dopo aver trasformato la mia passione per le lingue in percorso di studi, ora sto lavorando per trasformarla in una professione. Il lavoro di traduttore e interprete freelance non è sempre facile da intraprendere, perché per quanto si sia bravi, preparati e qualificati, molte cose si imparano solo sul campo a forza di tentativi. Se non si hanno contatti, ci si ritrova inizialmente a mandare centinaia di CV alle agenzie di traduzione prima di ricevere una risposta e la caccia ai clienti non finisce mai. Bisogna investire molto tempo nel marketing, soprattutto in quello digitale. E’ necessaria molta organizzazione e molta perseveranza. Ho letto tante testimonianze di traduttori affermati che raccontano di averci messo in media 2 anni a crearsi un giro di clienti tale da riuscire a dedicarsi alla traduzione a tempo pieno, e questo in tempi in cui la competizione era meno accanita di ora. Di buono c’è, per i traduttori della mia generazione, che in internet si può trovare un mare di informazioni utili per partire col piede giusto. Le esperienze di lavoro che ho fatto in quest’ultimo anno non sono sempre state rose e fiori: sono incappata in agenzie di traduzione che pagavano poco o non pagavano, e molti dei semi che ho sparso non hanno (ancora) dato frutti. Queste esperienze mi sono servite, oltre che a mantenermi da sola in Inghilterra, a guardarmi attorno, definire i miei obiettivi professionali e capire come raggiungerli. Ho imparato molto su come propormi ai potenziali clienti, quali canali usare per farmi pubblicità e come gestire le situazioni più diverse a livello di traduzione e di interpretazione. Il mio prossimo passo sarà quello di fare un tirocinio di sei mesi in un’agenzia di traduzione per mettere in pratica quello he ho imparato finora e per crescere ancora di più a livello professionale, con l’obiettivo di tornare al lavoro di freelance con una consapevolezza nuova.

Cosa ti manca dell'Italia? Pensi di tornare o di continuare a cercare lavoro all'estero?

Dell’Italia mi mancano le cose più ovvie: il cibo, la famiglia e i miei amici. Dopo quest’ultimo anno di fredda Inghilterra, direi anche il caldo delle estati italiane e il sole, di cui generalmente in Italia godiamo anche nelle altre stagioni, a differenza dell’Inghilterra che è piuttosto buia e uggiosa. La nebbia della Pianura Padana, invece, la lascio a casa volentieri! Quanto ai miei programmi per il futuro ho in programma un tirocinio all’estero e viaggiare, come ad esempio in Asia: la sete di nuove esperienze è troppa. Il mio lavoro, d’altronde, è molto flessibile: in quanto traduttrice freelance posso lavorare ovunque io abbia internet e un computer a disposizione. E quando mi sarò stancata di viaggiare, certo, perché non tornare in Italia?

Potresti avere opportunità di lavoro in Italia nel tuo campo?

Forse sì, anche se è difficile e lo vedo sulla pelle dei miei amici. Alle difficoltà del trovare lavoro quando ancora si ha zero o poca esperienza si aggiunge il fatto che la nostra professione è poco regolamentata e di conseguenza facilmente sottopagata. In più, per offrire servizi di traduzione freelance in Italia serve la partita IVA, con tutti i costi che ne conseguono, a differenza di altri posti, ad esempio l’Inghilterra, in cui il regime fiscale si rivela più favorevole per il lavoratore indipendente.

La famiglia come si è comportata sapendo della tua scelta di andare all'estero?

Si sono rassegnati, non ho lasciato loro molta scelta! Scherzi a parte, dopo qualche preoccupazione iniziale - “Ma come sopravvivrai in Russia tu che soffri il freddo?” “Troverai qualcosa da mangiare in Inghilterra?” “Ma come farai a capirti da sola in quella città nuova?” - sono stati tutti molto favorevoli e positivi. E poi, avendo passato praticamente metà dei miei anni universitari all’estero, l’hanno presa con una filosofia sorprendente quando ho detto loro che mi sarei trasferita in Inghilterra dopo la laurea, anche se alla nonna scappa ancora una lacrimuccia ogni volta che ci sentiamo al telefono.

Dei tuoi coetanei, ex compagni di classe in quanti si sono trasferiti all'estero?

La maggior parte dei miei ex compagni di corso sta facendo esperienze all’estero, la normalità per chi ha studiato lingue e traduzione. Molti stanno facendo un tirocinio in un’agenzia di traduzione e alcuni in aziende di altro tipo, dove si occupano anche di mansioni non strettamente legate alla traduzione e all’interpretazione.

Consigli da dare ai tuoi coetanei e a chiunque voglia fare un esperienza all'estero?

Direi: fatelo! Che sia un Erasmus, uno stage o un’esperienza di lavoro all’estero, ne vale la pena. In base alla mia esperienza personale, ci sono varie opportunità da sfruttare sia da studenti che da neolaureati grazie a iniziative a livello regionale, nazionale ed europeo. Informarsi bene presso la propria università è molto importante: spesso le borse di studio internazionali ci sono, ma sono poco pubblicizzate e non raggiungono gli studenti in tempo. In vista dell’ingresso nel mondo del lavoro, consiglio in particolare di dedicare almeno un’estate a un tirocinio all’estero, piuttosto di fare uno “stage fotocopia” in Italia. Molti paesi hanno una cultura più radicata della nostra. In Inghilterra, ad esempio, le aziende offrono sistematicamente ai ragazzi tirocini di durata variabile, da qualche mese a un anno intero e parallelamente molte università danno agli studenti la possibilità di sospendere gli studi per un anno - il famoso gap year - per fare un’esperienza lavorativa. Il risultato è che i nostri coetanei all’estero sono generalmente più preparati di noi a ciò che li aspetta dopo l’università. Per tenere loro testa è bene imitarli e rimboccarsi le maniche prima della fine degli studi, specialmente considerando che è con loro che ci troviamo a competere quando non troviamo lavoro in Italia e siamo costretti a cercarlo oltre confine.

Inoltre, vivere all’estero è un’esperienza bellissima e preziosa. È completamente diverso dall’andare in vacanza. Significa trovarsi in situazioni scomode, in contesti in cui può essere difficile esprimersi anche se si conosce la lingua perché ci si trova di fronte a una cultura diversa; significa mettere nuove radici in un posto nuovo e intanto recidere una parte del cordone ombelicale che ci tiene legati a casa, per poi rendersi conto, una volta rientrati, che il legame con l’Italia invece che affievolirsi è diventato più maturo, consapevole e che la nuova dimensione che abbiamo creato all’estero farà parte di noi per sempre. I vantaggi sono moltissimi: si diventa indipendenti, si impara moltissimo ogni giorno - non solo sul lavoro o all’università, ma anche, e forse ancora di più, parlando con i locali e con i coetanei internazionali - e si acquisiscono nuove prospettive, nuovi modi di pensare e nuovi modi di esprimersi. Lo sanno bene i miei nonni, Luigino e Leida, che da giovani si sono trasferiti in Svizzera in cerca di opportunità migliori: mi parlano delle difficoltà che hanno dovuto affrontare, dei pregiudizi che all’epoca c’erano nei confronti degli italiani e della nostalgia che sentivano per l’Italia, ma anche delle cose belle, delle amicizie strette, coltivate negli anni e della soddisfazione di farcela. E soprattutto, mi parlano di tutto questo con il sorriso sulle labbra e gli occhi lucidi.

La tua prossima tappa?

Parigi. A giorni mi trasferisco lì per uno stage di sei mesi in un'agenzia di traduzione e lavorerò nell'équipe italiana, che si occupa di tradurre dal francese e dall'inglese all'italiano documenti di vario tipo per clienti internazionali, compresi molti marchi dell'alta moda. Lavorerò sempre nel settore della traduzione, ma oltre a tradurre mi occuperò della rilettura e correzione finale dei testi e della gestione dei progetti di traduzione (organizzazione logistica, distribuzione del lavoro e contatti con i traduttori freelance). Una nuova sfida, in attesa della prossima.

Grazie Monica. In bocca al lupo per i tuoi progetti.

E se volete contattare Monica consultate la sua pagina Facebook professionale https://www.facebook.com/MonicaPasinTranslator/ o scrivetele una email a monica.pasin@outlook.com

 

Marco Chiarelli