Trevisani nel Mondo

Viaggiare è una brutalità. Obbliga... a perdere di vista
il comfort familiare della casa e degli amici.

Cesare Pavese

Sezione Giovani

07/11/2016

Alice Andreola

 

27 anni, vive in Germania, originaria di Montebelluna, studia per conseguire il master in lingue.

 

Come hai conosciuto l’associazione?

Stavo facendo delle ricerche per la mia tesi di laurea del master e lo scrittore Giandomenico Mazzocato mi ha consigliato di contattare l’associazione Trevisani nel Mondo e da lì poi siamo rimasti in contatto e sono venuta a conoscenza del progetto.

Conoscevi già da prima l’associazione?

Sì, ma non avevo ancora avuto contatti.

Perché hai partecipato al progetto?

Ho partecipato perché mi avete aiutato tanto durante la laurea e volevo dare anch’io qualcosa e lo trovo utile per vedere anche l’età delle persone che emigrano.

Sapere cosa fanno gli italiani nel mondo.

Che percorso di studi hai fatto?

Ho fatto le superiori al Liceo delle Scienze Umane Angelo Veronese e al quarto anno ho deciso di andare in Finlandia per la durata dell’anno scolastico, grazie a un progetto di Intercultura: da lì è partita la mia passione per lingue. Dopo il diploma sono andata a studiare lingue (inglese e spagnolo) a Padova, dove ho frequentato il triennio per poi spostarmi sei mesi in Spagna per l’Erasmus. Sono venuta in Germania per fare il master concentrato nel nord e sud America in inglese e spagnolo e volendolo fare anche in tedesco, senza aver mai la lingua, in Italia era un po’ complicato.

Com’è maturata la decisione di andare all’estero?

Originariamente sono venuta in Germania per amore e poi ho trovato il master. Devo confessare che prima di venirci a vivere, la Germania non mi piaceva perché non c’era nulla che potesse interessarmi. Adesso dopo tre anni, mi piace e la considero come una seconda casa: sto pian piano imparando a conoscerne le tradizioni, le leggi e la cucina.

Trovi differenza tra il sistema universitario italiano e quello straniero?

Il rapporto insegnante-studenti in Italia è un po’ distaccato. Gli insegnanti sono visti come

Qui al contrario puoi chiamarli per nome, puoi andare nel loro ufficio quando vuoi…insomma, sono più giovani!

Come sono le università in Germania?  Dove ho frequentato io l’università, il costo a semestre è di duecentocinquanta euro, retta che comprende anche l’abbonamento ai mezzi pubblici (treni, autobus, metropolitana) di tutta la regione.

Nel Baden Württemberg dove abito ora, l’università è gratuita e si ricevono sconti per il biglietto semestrale, di cui bisogna pagare la metà.

Si può scegliere tra corsi sono in inglese, spagnolo e tedesco e la modalità di studio è un po’ diversa, in quanto per ogni corso è richiesto un elaborato finale che viene giudicato. Mi sono trovata benissimo con questa formula.

Le università hanno strutture tutte concentrate: quella che io ho frequentato(pubblica) era come una nave da crociera divisa a metà da un corridoio, dove al piano terra si trovavano dei negozi e ai piani superiori ci sono le aule, i caffè, le aule studio.

 

Dipende dalle borse di studio, in che ambito ti stai specializzando perché qui in Germania investono molti fondi nella ricerca scientifica e un po’ di meno per tutto il resto. Ci sono tanti scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo, anche italiani.

Quale è stato il tuo primo impatto con la realtà tedesca?

Non ho avuto tante difficoltà ad ambientarmi, fatta eccezione per la lingua. Nonostante questo problema, sono comunque riuscita a trovare un modo per comunicare, visto che qui tutti parlano inglese, dal professore alla signora al supermercato. Parlare inglese mi ha aiutato molto ad integrarmi. Ora che sono qui da tre anni e padroneggio meglio la lingua, sono ancora più integrata.

Trovi delle differenze culturali con l’Italia?

Riguardo agli orari di chiusura dei negozi non ho notato grandi differenze, fatta eccezione per il fatto che la domenica è tutto chiuso. Gli altri stranieri che sono qui si lamentano del freddo, ma secondo me la differenza con Montebelluna non è abissale!

Per quanto riguarda la cucina, lavorando in un ristorante italiano, mangio pasta, pizza, ecc. A casa cucino io e mangio italiano. Sono andata una sola volta in un ristorante tedesco e devo ammettere che non mi è piaciuto tanto, ma la quantità è davvero grande!

Hai avuto problemi con la burocrazia tedesca?

Non ho avuto nessun problema. Appena arrivata mi sono semplicemente registrata al comune. Per l’università ho solo dovuto scrivere una lettera di presentazione e adattare il mio curriculum vitae.  Anche quando mi sono trasferita dalla Nordrhein-Westfalen nel Baden Württemberg, a Tubingen, è bastato comunicare il trasferimento ai due comuni. Dal punto di vista fiscale alcuni land prevedono degli aiuti economici agli studenti. Ora che sto frequentando il corso di tedesco, lo stato italiano paga metà del costo agli italiani che arrivano qua, studenti e non, cosa che è di grande aiuto

 

Dove vivi, c’è una comunità Italiana?

Qui ci sono tanti italiani e tante associazioni italiane. Io lavoro in un ristorante italiano, conosco solo loro. So anche un associazione italiana che aiuta i conterranei a integrarsi qui, a trovare lavoro e la trovo molto utile.

È stato facile trovare un lavoro in Germania?

Prima di trasferirmi avevo lavorato come cameriera ma non avendo trovato un posto come cameriera in Germania, ho lavorato per due anni in cucina, fino alla posizione di aiuto cuoco. Qui ho mandato il cv a tutti i ristoranti che ho trovato in internet e poco dopo sono stata assunta. Il mercato di lavoro tedesco è mobile ma ci sono delle agenzie, che ti aiutano tanto creandoti un profilo in rete. Ci sono comunque tanti annunci anche sui giornali, quindi un lavoro per iniziare lo si trova facilmente. Il fratello di mia nonna è emigrato in Australia e lavorando sodo ha fatto fortuna, quindi mettendosi d’impegno e sforzandosi di integrarsi, è possibile anche avere successo. 

Tre parole /esperienze del luogo dove vivi ora.

Straniero. Mi sento ancora straniera dopo tre anni perché non ho sempre vissuto nello stesso luogo. Alle volte stressante tra corso di tedesco e lavoro, certe volte infatti arrivo al venerdì stremata. Eccitante perché possono succedere sempre cose nuove che non mi aspetterei.

Una mattina stavo andando a prendere l’autobus ed è passato un bambino in monopattino. Mi ha dato un regalo, il cartone del rotolo di carta igienica coperta da carta colorata e dentro pieno di dolcetti.

I bambini qui sono liberi di andare dove vogliono. Prendono la metropolitana, l’autobus da soli fin dai sei/sette anni dal momento che c’è un alto livello di sicurezza e i genitori si fidano a lasciarli da soli.

Tre parole / ricordi per identificare Montebelluna?

Cambiata da quando sono andata via, perché sono successe talmente tante cose…ogni volta che torno a casa c’è qualcosa di diverso, come il put: che difficoltà guidare!

La biblioteca durante il triennio dove ho trascorso tanti pomeriggi sommersa dai libri del triennio. Poi, famiglia.

Hai nostalgia da casa?

La mancanza della mia famiglia, la mia famiglia allargata la sento sempre anche se è stata attenuata da social network: abbiamo creato un gruppo su whatsapp, dove ci sentiamo quotidianamente per scambiarci messaggi e foto. All’inizio erano tanto curiosi di com’era vivere in Germania, ora è come se fossero qui con me.

Torneresti un giorno in Italia?

Non lo so. Per adesso voglio rimanere e trovare un lavoro qui, perché dopo tre anni di tanti sforzi, sono curiosa di vedere il futuro che mi attende qui. Se non trovassi lavoro forse tornerei, ma non escludo neppure di spostarmi in un altro paese europeo… sono aperta a tutte le possibilità che mi si presenteranno.

Ti capita mai di fare promozione turistica dell’Italia?

Quando mi chiedono da dove vengo, rispondo sempre che la mia città si trova vicino a Venezia, dato che tutti sanno dove si trova.  Una ragazza giapponese mi ha chiesto informazioni, riguardo vitto e alloggio ed è molto bello fare da guida turistica dei luoghi dove si è cresciuti.

Ti chiedono consigli per fare un’esperienza all’estero?

Mi hanno chiesto consigli soprattutto sulla lingua le mie due cugine, una in partenza per l’anno all’estero con Intercultura e l’altra per New York.

Ti riconosci nei termini “expat” e “cervelli in fuga”?

Io non mi ritengo un cervello in fuga perché le stesse cose che ho studiato qui, le avrei potute studiare anche in Italia, dove però me le avrebbero insegnate in italiano. Qui invece le ho imparate in inglese e in spagnolo e c’è una grande differenza.

Cosa consiglieresti a chi vuole andare all’estero?

Uno: fai ricerche sulla città e sul luogo dove andrai ad abitare; due: informati sui professori/luoghi di lavoro; tre: impara la lingua, almeno al livello base, è la cosa più importante; quattro: portati  un pacco di pasta da casa; cinque: apri contatti negli altri Paesi perchè avere un rappresentante giovane da contattare per chiedere informazioni su come funziona la vita è fondamentale.

Conosci l’AIRE? Sei iscritta?

La conosco e non mi sono ancora iscritta perché essendo ancora studente non so se mi fermerò qui. Penso che essere coperti dall’assicurazione sanitaria italiana fino alla laurea sia uno dei motivi principali che mi ha spinto a non farlo. Magari un giorno, avendo un lavoro.

Qual è il tuo sogno?

Trovare un lavoro in cui quello che ho studiato all’università possa valere.

 

Auf wiedersehen da Alice, dalla Germania.