INTERVISTA A PADRE ITALO SERENA DI FONTE, MISSIONARIO A BUENOS AIRES
Natale e Capodanno in Argentina
Argentina, da tempo nell'occhio di un ciclone che ne sovverte l'assetto politico ed economico. Una "bufera" che ci coinvolge direttamente, soprattutto penando alla moltitudine di nostri conterranei che abitano oltre la metà di questa nazione ospitale: tariate dal sole e dal profumo di pampas. ma piantato in una instabilità pressoché perenne e spesso dagli effetti devastanti, tanto fa indurre molti a piantare baracca e burattini e a "catar fortuna" altrove. Proprio qua, da dove erano partiti gli antenati con analogo proposito, ripercorrendo in senso inverso lo stesso percorso.
Buenos Aires è stata mitica meta e approdo degli anni Cinquanta ed è diventata la metropoli estera più italianizzata nel mondo. Un'occasione, per attingere a piene mani su una situazione che ci sta a cuore, ci viene offerta dalla presenza tra noi di padre Italo Serena, scalabriniano di Fonte, da 37 anni in piena di missione nell'America e da 4 a Buenos Aires, dove dirige anche il periodico "La Voce d'Italia".
Padre Italo, siamo nel cuore delle Feste: come vengono trascorse da voi?
"il Natale perde il suo senso a causa del caldo che disperde e toglie poesia, per Capodanno c'è invece uno scatenamento di feste".
Cosa vuol dire essere missionario a Buenos Aires oggi,
"C'è una emigrazione vecchia e tradizionale dove è importante l'assistenza religiosa, quindi i giovani che hanno interesse per i concorsi letterari ma anche il bisogno di lavoro e tra i quali, in ogni caso, emerge la figura del nonno come testimone di un passato. Importanti le motivazioni che vengono loro date dalle associazioni. Come prete ho anche intrapreso una ricerca devozionale circa i santi dei paesi di provenienza, come promozione dell'origine".
Com'è la situazione?
"Si può dire... quella di prima, ma voglio dare posto anche ad un po' di speranza. La stessa che hanno i giovani che ora puntano a nuovi interessi: quelli politici e del posto di lavoro. Sempre muovendoci in una percentuale di disoccupazione che ufficialmente è del 14%, ma che in realtà è di almeno il doppio. I massimi vertici governativi sono per lo più ambiziosi e assolutisti, anziché premettere i problemi sociali e È della sicurezza pensano alla loro politica. Non hanno contatto esterno, non comunicano".
Quali i maggiori bisogni?
"Prima di tutto i posti di lavoro che magari si raggiungono con un po' di stabilità che non c'è, quindi la parte scolastica che risulta abbandonata e il fatto della polizia che non da sicurezza. Basti pensare che, soprattutto nei confronti di alcune frange di epurati, allignano sospetti di connivenze con la malavita. Di queste cose non si parla mai".
La nostra gente, i trevisani, come se la cavano?
"Generalmente bene e cercano di dare un aiuto a quelli in difficoltà. Fortunatamente, molti percepiscono una pensioncina dall'Italia che è vitale. Le associazioni lavorano bene a danno un forte aiuto, sono le uniche che danno vita e operano anche per gli anziani. Non dimenticheremo mai l'azione intrapresa nel 2002 dalla Trevisani nel Mondo che, nel mezzo di una terribile crisi, ci ha portato importanti aiuti che il console Vigo ha riconosciuto significativi anche per essere i primi arrivati dall'Italia. Bravi".
Ha funzionato ?
"Era una grande emergenza ed è stata una pioggia a cielo aperto. Anche se è stato impossibile accontentare tutti".
Inoltre, cosa c'è che non gira e che dovrebbe girare?
"Il fatto che i prezzi sono aumentati a fronte di miseri salari che sono rimasti tali. Poi deve girare il concetto degli scambi di esperienze di lavoro con l'Italia al fine di un ulteriore sviluppo. Il Cava (Comitato Associazioni Venete Argentina) sta facendo un buon lavoro con la Regione Veneto relativo ai corsi professionali".
Speranze concrete per l'immediato futuro?
"Ne cito una: che si realizzi una casa di riposo per i nostri anziani in Buenos Aires. Un meritato rifugio che rimedi all'abbandono e che ancora non esiste. Si tratterebbe di un'opera che li vedrebbe unificati e ripagati di una vita trascorsa. Ma ho sentito che... qualcosa si sta muovendo, con l'appoggio dell'ATM...".
R.M.