25-06-2006
Pezzan di Istrana
Inaugurata Via Stanthorpe ad Istrana
Sugli itinerari di una grande storia emigratoria
A Pezzan d'Istrana, nel corso di una manifestazione che si è snodata a forti tinte emotive, è stata inaugurata una via che ha preso il nome di Stanthorpe. Si tratta di una cittadina di circa 12 mila abitanti che sorge negli altipiani della "Granite Higlands" del Queensland d'Australia, la Cordigliera Granitica che attraversa l'emisfero australe.
L'avvenimento, partecipato e vissuto nella sua essenzialità storica, ha preso avvio da una messa celebrata da don Canuto Toso, in veste di fondatore della Trevisani nel Mondo e che, all'omelia, ha avuto sentite parole di circostanza. Poi omaggio al monumento all'emigrante e sfilata con banda fino al luogo dell’inaugurazione. Qui, si sono tenuti gli interventi di "protocollo" (Mansueto Pozzebon ringraziando per l'Atm di Istrana che presiede, il vice sindaco Enzo Fiorin con un saluto gratulatorio ai concittadini nel mondo e Riccardo Masini, per l'Atm Centrale), con quest'ultimo, che è entrato negli interstizi di questo fenomeno storico tracciandone il percorso storico-sentimentale. Ad approdare e insediarsi per primi, in questo ancora pressoché inespugnato lembo di terra, furono (anni Venti) dapprima Domenico Pavanello e poi Angelo Vedelago (dei "Ponsiani"). Trovarono alberi scheletrici che artigliavano il cielo e tante pietre nere; avrebbero impressionato chiunque. Non loro. Nemmeno i compaesani che (su richiamo dei "Ponsiani", nel frattempo diventati quattro), giunsero sprovveduti ma coraggiosi da Pezzan, sull'onda dell’esodo forzato dovuto alla costruzione dell'aeroporto. In maniera sempre più cospicua, con un "motore" dentro di grande spinta interiore e conservando, integra come un sasso, la loro paesanità, collettiva e di valori. Enormi le difficoltà trovate da questa gente, piombata tra branchi di canguri spaventati e sciami di moscerini fastidiosi. Ma, insieme, hanno stretto i denti e gonfiato i muscoli, conquistando giorno dopo giorno un "posto al sole", fatto di solidità economica e crescita umana e sociale. Non hanno fatto mancare nemmeno l'istruzione ai loro figli, che mandarono subito alla scuola per bambini italiani a Poziers.
Tra i primi e i secondi arrivati, vi fu la Seconda Guerra Mondiale. Loro malgrado, gli italiani, come in tutte le altre parti in conflitto con noi, furono malvisti e internati. Gli uomini del posto erano a combattere. Ma ai fratelli Vedelago, fu affidato un contingente di prigionieri come loro e consegnato un pezzo di terra da coltivare affinché, con quel raccolto, si provvedesse alla sussistenza degli australiani. In poco tempo produssero frutta e verdura, tanta quanta bastante a tutta Brisbane, capoluogo del loro stato. Da allora, gli italiani furono visti diversamente. La differenza sparì. E si copiò il loro modo di lavorare.
Oggigiorno a Stanthorpe tanti nomi indicano questa operosa e dinamica presenza: visibile in tante insegne di negozi, nelle "farme" che a decine sono sorte nelle campagne circostanti, nell'elenco telefonico e anche, più mestamente, nelle lapidi dei cimiteri. Soprattutto, nelle tante strade che sono state dedicate a cognomi di origine pezzanese. Non certo casualmente. Così, come non è stata casuale desinenza toponomastica, ma segno di forte riconoscimento civico, l'affissione di questa tabella con il nome di Stanthorpe.
Interessantissima la mostra fotografica, dettagliata e didattica, allestita per l'occasione. Un colpo d'occhio a presa immediata che sazia la voglia di conoscere. È stata resa possibile grazie al contributo di "una di loro" (Gilda Carniel), del fratello Rino che ne è stato l'appassionato realizzatore e di Giuseppe Rossi che ha fornito "pezzi" da novanta.
Rispondente all'attesa anche un inedito collegamento via internet (video conferenza) con una scuola di Stanthorpe gremita di compaesani e con il sindaco Rogers Glem. Si sono scambiate espressioni ufficiali (in vista: un "patto" di fratellanza) e anche tanti saluti personali, a parenti e amici. Sul filo di tanti revival anche toccanti, e dentro all'emozione di ognuno.
R.M.