Monday, September 06, 2010     •  Login
 
   
 
   
   
   
 
 
L'ultimo viaggio di Giovanni Moro

L’ULTIMO VIAGGIO DI GIOVANNI MORO: SIMBOLO ECCELLENTE

DELL’ASSOCIAZIONISMO EMIGRATORIO  

Lo eravamo andati a trovare qualche giorno prima e i suoi occhi, benché stratificati da un velo di recondita malinconia, brillavano ancora di tanto amore e passione quando si parlava del nostro associazionismo. Un incontro indimenticabile, con lui e la famiglia. Intriso di comune intensissimo sentire e scosso da forti emozioni di cui abbiamo già scritto.

L’emigrazione trevigiana tutta ha perso un “costruttore” di vera amicizia, perché Giovanni era persona di stazza morale e intellettiva notevole, personaggio emblematico che fu alla testa della gloriosa Comunità Emigranti del Quartier del Piave e riferimento amabile e saggio della stessa Trevisani nel mondo, che da questo “ ceppo” ha preso vita e vigore. E’ noto il suo intenso percorso di vita, costellato di esperienze emigratorie qualificate e lastricate di duro, rischioso e perspicace lavoro. Noi ricordiamo quella che di più gli era rimasta nel cuore: la diga di Tarbela, in Pakistan, allora la più grande nel mondo, dove lavorò per ben 11 anni come capo cantiere, alla testa di oltre 500 operai, per i quali si batté e ottenne alfine un adeguato alloggio e persino una scuola per i figli. E a seguito della quale gli venne conferito un riconoscimento eccezionale dallo stesso Presidente della Repubblica, che solo recentemente esibì all’inseparabile amico Piero Paoletti.

Arriva il 1988 e, dopo quasi 40 anni di emigrante di punta, autodidatta di quinta elementare ma con la “laurea” scolpita nella sua essenzialità di uomo tutto d’un pezzo e con incarichi di altissima responsabilità, scocca l’ora del pensionamento. La Comunità Emigranti di Campea, suo paese, lo

“ cattura “ subito nominandolo proprio presidente. Si affianca alla “grande scuola “ di Teofilo Gobbato e poi anche di Urbano Biotto dai quali ne assimila lo spirito, ne assume l’eredità ideale e prende  a cuore le sorti della gloriosa Comunità Emigranti del Quartier del Piave che fa sentire come “fratelli maggiori “.

Incrocia provvidamente con Paoletti formando subito una coppia di ferro affiatata e collaborante, importante “cerniera “ con l’Atm centrale di cui erano membri dirigenziali.

Giovanni, si era adoperato anche per il parco giochi dei bambini di Campea, altrettanto fece per il recupero e la sistemazione del campanile. Moro, uomo di mondo e di dighe per mestiere: “ docet “ anche in questo.

IL FUNERALE  Il Duomo di Pieve di Soligo ci voleva proprio tutto per l’ultimo saluto a Giovanni Moro, uomo-simbolo dell’emigrazione di altri tempi e “passionario” del contesto associativo di cui era linfa vitale. Sono stati un tripudio di bandiere (tante quante non se ne sono mai viste)

e di popolo, stretti attorno ai figli, nipoti e congiunti come in un unico affettuoso abbraccio. “ Oggi, idealmente, molte strade del mondo convergono qui - ha detto fra l’altro mons. Giuseppe Nadal parroco del duomo - per testimoniare stima e affetto profondi, per celebrare la vita e la storia di Giovanni”

“ Siamo tristi ma non sconfitti- ha aggiunto a sua volta un commosso don Maurizio Darsiè parroco di Miane - con la ferita di averci lasciati ma orgogliosi di averti conosciuto e di essere stato luce nel nostro cammino” Hanno concelebrato mons. Canuto Toso e mons. Noè Tamai rispettivamente fondatore storico e consulente provinciale dell’Atm e il presidente della stessa Giuseppe Zanini  con il vicepresidente confondatore Tiziano Daltin. Profili umani e significativi che ne hanno tratteggiato la figura sono venuti anche dal sottoscritto e da Piero Paletti suo inseparabile collaboratore e amico. Toccante il nostro inno cantato da Claudio, accompagnato dal coro della parrocchia e dalla commozione degli astanti.

Riccardo Masini

Print  

Associazione Trevisani nel Mondo Via Garbizza, 9 - 31100 Treviso - P.Iva 00579500265
Tel. +39 0422 579428 - Fax +39 0422 547874 -  e-mail:
info@trevisaninelmondo.it