L’IDENTITA’ E’ FONDAMENTALE PER DIVENTARE PROTAGONISTI DI UNA AUTENTICA STORIA DI VALORI
Salvaguardare l’identità della persona, mediante una sua intelligente evoluzione e maturazione, è fondamentale, per tutti: persone, famiglie, etnie, gruppi, associazioni, club, e soprattutto Nazioni o Paesi di origine. Venendo meno nella propria identità, e ancor più perdendola, è come suicidarsi. E a subirne il danno oltre la persona interessata, è la sua famiglia, il parentado, la società di cui fa parte e il Paese tutto, di cui è cittadino. Per quanti sono interessati alla secolare emigrazione italiana è l’identità dei discendenti il problema centrale delle famiglie, e delle Associazioni, oltre che delle Missioni Cattoliche Italiane..
Ma sta diventando un notevole problema anche per l’Italia, in particolare per i nostri paesi, nelle cui scuole è presente un alta percentuale di alunni stranieri, figli di immigrati ed espressioni di etnie e culture differenti.
Se ne parla dovunque, essendo l’identità un principio umano fondamentale per la salvaguardia della persona, dei suoi diritti e doveri, e soprattutto per promuovere un processo interculturale, che sia vantaggioso per chi immigra e chi lo accoglie.
Nell’intervento del Segretario Generale della Conferenza Episcopale dei Vescovi Italiani, riguardo alle differenti culture esportate-importate dai migranti, fa notare che piuttosto di “Multi-culturalismo”, è preferibile parlare di “Intercultura”. Il primo infatti prevede culture diverse conviventi in maniera isolata, (come dei ghetti), nella seconda invece le differenti culture convivono pacificamente mediante uno scambio reciproco di idee e di valori umani fondamentali.
Anche il dialogo presuppone una identità di fondo: sia con appartenenti a differenti confessioni cristiane (ecumenico) sia con fedeli di religioni non cristiane (dialogo intereligioso).
I filosofi i e sociologici definiscono: ”identità sostanziale ”il mio ”Io”, il ”Tu” personale, maschio o femmina, unico e insostituibile. A partire dalla Carta di identità-Passaporto, con riferimento all’albero genealogico, alla terra di origine, alla cultura appresa in famiglia, a scuola, nella parrocchia o gruppo religioso di riferimento, ecc.. Nella crescita e maturazione di età, in famiglia, nella cultura, nella professione, ecc.. l’identità si evolve rispetto alle origini, al punto che, pensando ai discendenti italiani nel mondo le identità, le identità diventano multiple e differenziate, secondo i Paesi dove sono nati. Per cui è stato definito “Il mosaico delle identità ”dal Prof. Piero Bassetti, Presidente dell’Associazione Globus et Locus nel Convegno su ”Le nuove generazioni in un mondo globalizzato di fronte alle sfide dell’integrazione”, organizzato insieme con il Messaggero di S.Antonio. Il mosaico risulterà indubbiamente figurativo ed educativo a tutti gli effetti a condizione che le tessere (persone-famiglie-gruppi-associazioni) interagiscano fra loro attingendo al patrimonio culturale acquisito e sviluppato in quel tempo e in quel luogo.
Si tenga allora conto che l’identità della persona è insostituibile. Si può essere sostituiti nella professione, negli incarichi,ma non nella persona. Significativo il detto ”Morto un papa se ne fa un altro”. Nel senso che la carica viene coperta da un altro, che non è però lo stesso di prima. Motivo per cui diventa importante e determinante, per i discendenti degli emigranti, fare riferimento alla storia dei propri antenati, secondo l’immagine della “Fionda” (riportata dal Vescovo italo-brasiliano Sossai, di origine trevisana): ”Più si tira indietro il sasso più lo si lancia lontano”: cioè più si fa riferimento alla storia della propria famiglia, del Paese di origine, più si fa storia vera e benefica. Esperti in materia, di nostra conoscenza, ne abbiamo. Dal Prof. Ulderico Bernardi di Treviso, molto chiaro nella sua ricca bibliografia, a P.Graziano Tassello (Scalabriniano), Direttore del Centro Studi di Basilea (Svizzera). Siamo grati a P.Luciano Segafreddo che a più riprese affronta il problema sul Messaggero di S.Antonio. In un suo editoriale “Identità che premiano” fa notare che ”Quando un giovane oriundo, cresciuto scolasticamente nella sua terra natale, conosce anche la lingua e la cultura del Paese di origine della propria famiglia, ha dinanzi a sé nuove strade…”
E cita a riguardo esempi di giovani facilitati a muoversi nelle relazioni imprenditoriali e commerciali in Italia e in Europa, perché hanno un duplice patrimonio linguistico e culturale, di entrambi i Paesi. Interessanti alcune specifiche tematiche pubblicate sul citato Messaggero. Ad esempio: ”I giovani riscoprono l’identità italiana”. L’articolista Ermanno Riccia mette in evidenza l’orgoglio dei giovani italo-canadesi di Montreal”.
E l’altro titolo, sempre in Canada: “E’ nata la Federazione National Young Italian Exchange”, “con l’obiettivo di coinvolgere seconda e terza generazione inserite nella società canadese.” Il corrispondente fa notare che l’identità dei giovani va riconosciuta anche nell’affidare a loro nelle associazioni l’inventiva di iniziative e l’organizzazione per attuarle.
Di attualità è il titolo, sempre del Messaggero,: ”Il Fattore web”, dove si spiegano le nuove strategie dei giovani per comunicare fra loro, la propria matrice culturale che essi stessi ne riconoscono l‘origine dall’educazione famigliare, dalla rete formativa e dai contatti con istituzioni e associazioni italiane. Ma anche in Gran Bretagna Sagida Sved afferma: “La nostra Comunità vuole preservare le proprie origini insegnando ai propri figli la lingua italiana, oltre che dare loro una formazione “umanistica”. Implicita in quest’ultima formazione è quell’”Ispirazione cristiana” che anima l’Associazione Trevisani nel mondo, ”per la promozione umana integrale della persona”. Un esempio ce lo dà Richard Cavallin, Coordinatore Giovani Veneti all’Estero, per il Venezuela. Scrivendo al suddetto Messaggero egli afferma: ”La religione cresce, ha continuità e sviluppo nella vita del singolo se è accolta”..Come dire: è vero che la fede, acquisita in famiglia, nelle Scuole Cattoliche e nelle parrocchie, costituisce parte integrante dell’identità personale e di gruppo, ma occorre farla crescere in maniera corrispondente alle differenti integrazioni. Allora diventa animatrice e stimolo creativo. Il Cavallin citando il proverbio: ”La fede muove le montagne”, esorta ad aver fede anche in se stessi e negli altri per superare “quella crisi di associazioni che costituiscono invero una importanza determinante nella vita delle nostre comunità.
Un eloquente esempio di fedeltà all’identità degli italo-brasiliani, ci è dato anche dal Direttore della Rivista “Insieme”, Desiderio Peron, discendente trevisan. Oltre a riportare gli articoli nella duplice lingua, italiano-brasiliano, mette continuamente in evidenza gli aspetti determinanti della cultura di valori, esportata dai nostri emigranti in Brasile. Un esempio, il tema ”Le sfide e le opportunità provenienti dalla grande comunità di oriundi italiani nel mondo”. I 42 giovani italo-brasiliani che hanno partecipato, in dicembre, alla Conferenza Internazionale a Roma si sono tutti espressi in Gennaio scorso, nella citata Rivista. Interessante infine e indovinata lo Studio-Ricerca di P.Tassello sull’integrazione degli italiani in Svizzera. Dagli anni 80 al 2000. La “doppia personalità” dei giovani è ritenuta in Svizzera una ricchezza e una opportunità, addirittura una marcia in più nei confronti dei loro coetanei svizzeri, poiché sanno destreggiarsi da una cultura all’altra, da una lingua all’altra. Divengono sempre più l’icona (esempio-modello) del cittadino europeo in un mondo divenuto sempre più pluralista. (Quello che si raccomanda ai giovani italo-canadesi, australiani e argentini, che tendono a chiudersi nel contesto socio-culturale locale).
Il rischio che corrono i giovani italo svizzeri è che prevalga in loro soltanto l’obiettivo economico-finanziario, a scapito dei valori presenti nel mondo associativo tradizionale, come il volontariato, la gratuità, la solidarietà. E’ ovvio che i valori della prima generazione vanno interpretati e vissuti in modo nuovo. Ma è altrettanto vero che senza memoria e senza storia non si può costruire.
Lo sottolinea P.Tassello nella sua relazione tenuta, nel 2007, a Basilea al Convegno dei Giovani veneti nel mondo, citando il Papa Giovanni Paolo II°: ”Nulla vi è di più inconsistente di uomini o gruppi senza storia. L’ignoranza del proprio passato conduce fatalmente alla crisi e alla perdita di identità dei singoli e delle comunità”. E a conclusione di quanto sopra condividiamo l’affermazione di P.Graziano rivolta ai giovani veneti in quel convegno: ”Per valere, per contare, per essere incisivi, per essere qualcuno in una società multiculturale occorre avere un volto, una identità precisa. I senza volto sono i perdenti nella storia”. E questo va ribadito anche alle prime generazioni, ribadisce P.Tassello, ”affinché si scuotano di dosso quella passività e rassegnazione” che riscontriamo non di rado in molti genitori e nonni, ma anche nei sacerdoti missionari fra i connazionali nel mondo.
Canuto Toso