Anche noi l’abbiamo incontrato
Anche noi abbiamo avuto l'onore di incontrare Giovanni Paolo II a Castelgandolfo, nel 1993, l'anno del 20° anniversario di fondazione della nostra Associazione.
Ci accompagnava allora il Vescovo di Vittorio Veneto Eugenio Ravignani, attualmente Vescovo di Trieste. Eravamo presenti all'udienza generale con una consistente rappresentanza di Sezioni interne ed estere. Grazie ai "Trevisani" di Roma ci è stato concesso un colloquio diretto con il Papa all'interno della sua abitazione.
Guardandoci negli occhi egli ci ha incoraggiato a proseguire il nostro provvidenziale cammino associativo. Con una paterna esortazione di alimentare la cultura esportata dai nostri emigrati, affinchè siano orgogliosi di trasmetterla ai propri figli mediante una "oculata" e adeguata integrazione. Non ha esitato a qualificarsi pure egli stesso emigrante, alla pari dei suoi connazionali polacchi sparsi in tutto il mondo. Che non di rado abbiamo incontrato all'estero insieme con i nostri "Trevisani". In Russia per esempio, la maggioranza dei cattolici è di origine polacca; uno dei motivi per cui Giovanni Paolo II ha incontrato notevoli difficoltà per avviare un rapporto ecumenico con il Patriarca ortodosso di Mosca. Al punto da non essergli concesso di far visita in quella metropoli.
Il suo eminente ruolo di Vicario di Gesù Cristo, per la Chiesa cattolica universale, divenne ancor più evidente con le sue innumerevoli visite nei Paesi di tutti i continenti della Terra. Egli è stato un Papa viaggiatore, come nessun altro prima di lui. In tal modo ha avuto la possibilità di incontrare popolazioni di differenti culture e conoscere personalmente situazioni sociali ed economiche. Quanti nostri connazionali sparsi nel mondo lo hanno visto partecipando alle sue celebrazioni. In ordine di tempo l'ultima visita ufficiale all'estero è stata la Giornata Mondiale della Gioventù celebrata a Toronto tre anni fa. Una circostanza più unica che rara nella storia della nostra emigrazione, in cui non poche famiglie, associazioni e analoghe istituzioni hanno dato prova di ospitalità verso giovani di tutto il mondo. Pur conoscendo il fenomeno delle migrazioni, come si è detto sopra, è soprattutto attraverso i suoi viaggi che il Papa ne ha riscontrato personalmente le cause. Per le quali si contano oggi oltre 150 milioni i migranti di ogni nazionalità. Ne sono una dimostrazione i suoi messaggi per le appropriate Giornate mondiali. Un aspetto caratteri-stico, determinante per il pontificato di Giovanni Paolo II, è stata la sua capacità di entrare in dialogo con le differenti culture e religioni del mondo. Lo storico incontro avvenuto ad Assisi, negli anni ottanta, è stato una evidente dimostrazione del clima di convivenza pacifica che Giovanni Paolo II intendeva promuovere fra le principali religioni, puntando sui comuni valori da condividere insieme.
Da notare per noi "Trevisani" che uno dei mediatori e artefici di questa prima storica esperienza è risultato mons. Marcelle Zago, "Trevisan nel mondo" di Villorba, già missionario in Asia, quindi Superiore Generale degli Oblati di Maria Immacolata, e poi eletto Vescovo, con l'incarico di Segretario Generale della Commissione Pontificia per la Evangelizzazione. Essendo anch'egli defunto ha indubbiamente incontrato l'anima immortale del Papa polacco in Paradiso. Ora sta condividendo con lui i frutti di quella Beatitudine eterna che Dio riserva a tutti coloro che operano per la pace, tra fratelli, cugini, compaesani, comprovinciali, corregionali, connazionali, e con le differenti culture e religioni. Alla luce dell'insegnamento del defunto Pontefice, e del nostro conterraneo mons. Zago, desideriamo partecipare a questo lutto mondiale facendo nostra l'esortazione del Papa Buono, Giovanni XXIII: "Fra di voi, nelle discussioni e relativi problemi propri di ogni comune famiglia, di associazioni, movimenti o gruppi di qualsiasi tipo, conservate le cose buone che vi uniscono, fate su di queste affidamento, e lasciate perdere quelle che vi dividono. Sarete voi i primi a trame vantaggio insieme con i vostri figli."
C. T.
Quell'indimenticabile Udienza Privata in occasione del Ventennale A.T.M.
C'è stato un momento nella storia della Trevisani nel Mondo in cui Roma è stata presa gioiosamente d'assalto, respirando trevigiano a pieni polmoni e a cuore aperto.
E quanto è avvenuto nell’'estate del 1993 quando il direttivo centrale dell'associazione, con altri trecento delegali di sezioni interne ed estere, sono confluiti nell'Urbe per celebrare il ventennale di Fondazione. Vi sono stati appuntamenti importanti, come il congresso mondiale tenuto nella sfavillante sala congressi dell'Hotel Ritz e la solenne conclusione celebrata in San Pietro. Ma un incontro indimenticabile è stato quello con il Papa, che è rimasto scolpito nella memoria come il ricordo più significativo e intenso. In questi giorni, rivissuto come un film di riscoperta e carissima appartenenza.
Quella volta. Applausi trevigiani sono ridondati nel cortile di Castelgandofo al vibrante momento dell'Angelus e quando è stato pronunciato un caloroso e particolare indirizzo di saluto dall'augusto balcone. "Il mio pensiero si dirige ai membri dell'associazione Trevisani nel Mondo - disse tra l'altro il Papa - ... Nel manifestare ad essi vivo compiacimento per le valide iniziative attuate ormai da venti anni, a favore dei loro concittadini emigrati nei diversi continenti, esorto tutti a mantenere vivo il ricco patrimonio di tradizioni religiose e civili dell'amata terra Trevigiana... A tutti, la mia Benedizione".
Una delegazione di pochissimi, capitanata da mons. Eugenio Ravignani allora vescovo di Vittorio Veneto, dal presidente Giuseppe Zanini e dal fondatore don Canuto Toso, aveva assistito dalle finestre dell'appartamento papale alla scena sottostante di una toccante tensione emotiva che era "comunione" di gente, con la folla ad esplodere in tanta e contagiosa coralità festosa.
Finito il discorso, Papa Wojtyla sì è accostato subito a noi, che lo attendavamo a pochi metri. A guardarlo arrivare nella sala dove eravamo, vi si scorgevano tratti di stanchezza. Ma solo per un attimo, perché si è subito rizzato nel corpo, illuminandosi con un bel sorriso di familiare accoglienza e prendendo più o meno a dialogare con ognuno di noi, dopo essere stati presentati dal vescovo Ravignani.
E stata una occasione di sensazioni intense, cariche di significati in cui si è assaporato quel carisma che sta nell'insieme dell'indole dell'Uomo e di ciò che rappresenta, oltre qualsiasi sussiego di ufficialità. Appunto per questo si può par Stampa e Rai hanno riportato che le persone presenti nel doloroso momento del trapasso del Santo Padre erano le seguenti: il primo segretario mons. Stanislao Dziwisz, il secondo segretario mons. Moetek, le tre suore polacche e "l'aiutante di camera" Angelo Gugel, unico "laico" e unico italiano; mons. Dziwisz e Gugel, sono stati citati come "familiari".
Angelo, è uno dei non pochi iscritti all'Ami Romana, con la moglie Maria Luisa che ne è la vicepresidente: loro sono legati alla terra di origine e noi a loro da vincoli anche di affetto e di stima: per la discrezionalità e modestia che li ha sempre distinti nell'espletamento di una delicatissima e importantissima funzione.
Ne riepiloghiamo in rapida sintesi il percorso di vita. Angelo aveva cominciato nel 1955 come "Genlare di una cosa straordinaria nella sua particolarìtà, in cui si è assaporato l'interesse di un padre che conosce i figli anche quelli dispersi per il mondo, in tutte le situazioni, di una persona estremamente spontanea che ha ricordato con sincero calore la terra trevigiana.
Interessandosi a ognuno, affermando che questa familiarità era dovuta a tante cose: per alcune persone che conosceva e anche per i frequenti passaggi fra di noi.
Personalmente, ci è stato chiesto e abbiamo parlato anche delle nostre famiglie, perorando a nostra volta il ricordo nella preghiera. Con questa darme" del Papa. Fino al 1967, quando fu chiamato da Papa Lucani, come aiutante di camera. "Una cosa improvvisa, che non avrei mai immaginato ", ci disse appena qualche anno fa, cedendo all'insistenza di esprimersi soltanto per la fiducia nell'amico che lo stava interpellando. Misurato nella persona, ma molto umano nel tratto, con l'occasione rispose anche ad altre domande. Facciamo una sintesi, riportandone alcune. Con Luciani furono 33 giorni, con Papa Wojtyla sono stati 27 anni. Ci disse: " Con il Papa si può fare un'abitudine, ma è impossibile esprìmere quello che si sente dentro, perché si è al cospetto di una persona che rappresenta tutto il mondo, che quando dice una cosa va fatta, in quanto rivolta al sommo desiderio di fare contenti gli uomini. Una grande persona con compiti importanti. Ma anche molto semplice, che si interessa della famiglia, dei figli, di cosa rassicurazione, ci ha consegnato un Rosario, esortandoci bonariamente a pregare anche noi. Eccezionalmente, oltre alla emittente vaticana che ha l'esclusiva delle riprese interne, è stato concesso di entrare e "lavorare" anche alla emittente trevigiana che avevamo al seguito.
R. M.