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Treviso - Brasile

TREVISO-BRASILE : UNA STORIA “ SCOLPITA” NEL MONDO 

Siamo stati in Brasile all’insegna di un comune denominatore: seguire e conoscere gli itinerari storici e umani della nostra emigrazione. E incontrarci direttamente con le persone che hanno reso fertile e importante questa terra, lungimiranti le loro attività produttive, il tutto non disgiunto dalla “sacralità” della memoria del passato e delle tradizioni che ne rendono profonda ma anche “gaia” la loro religiosità. Il tutto, portati per mano dall’irripetibile Elio Zanette e fino ad un certo punto “ appoggiato” anche dalla straripante simpatia di Leila.

E’ successo che Treviso, con la comitiva organizzata dall’Atm, si sia incontrato in tanti posti, più o meno ufficiali, con realtà specifiche del Brasile, due entità che hanno battuto un cuore solo, rendendo vicina una lunghissima lontananza, accorciando il tempo, riannodando il passato al presente. Abbiamo messo piede in un mondo che ha visto arrivare i nostri antenati in condizioni estreme, ma con dentro un grande motore di valori e di coraggio. Lo stesso che abbiamo visto trasparire nei volti e nei lampi degli occhi dei tanti discendenti, quando parlavano del loro sogno perenne, quello di catar la raise”. E cioè l’origine. E cioè, noi. Ma anche noi, a nostra volta,

abbiamo scoperto in loro degli straordinari cultori della memoria e quindi della stessa nostra origine preservata e custodita con somma religiosità.

Nell’intrattenermi con loro, ho sentito di vite pregnanti e piene di storie, e mi sono accorto di essere uno sprovveduto: perché credevo di portare e invece ho tanto ricevuto. Soprattutto, sul cosa fosse qui l’arrivo dei primi pionieri. E lo posso realisticamente immaginare. Una spianata di coltivazioni di caffè e di cotone in cui fior di gioventù e tanta umanità si è subito immersa, per quattro soldi e tanta fatica. In sostituzione degli schiavi, ma ancora …schiavizzati. Ho visto monti stretti nel manto delle foreste, fitte e impenetrabili, e ho pensato a come sia stato possibile penetrarvi e costruirvi insediamenti di vita. Abbiamo appreso che le prime case sono state costruite proprio con gli alberi della foresta, divelta e resa fertile. Erano misere baracche che furono affiancate una all’altra e con essa si ricompose quel piccolo indimenticabile mondo di paese lasciato alle spalle. Immancabile anche la rustica chiesetta. Benché, inizialmente, senza preti.

Parlando, raccontando e cantando con loro, hanno fatto spesso capolino anche momenti di sincera commozione e abbiamo sentito sulla pelle e nel cuore la palpitante testimonianza di una storia che dura da un secolo e mezzo, narrata da sponde opposte di un oceano intriso di inquietudini e sofferenze, ma anche spronato da tante speranze. Molti non sono mai tornati in Italia, ma ne hanno sempre sentito parlare. Insomma, possiamo parlare di questa occasione come di un incontro proficuo e piacevole per tutti, intriso di calore umano e accoglienza straordinaria, che ha tanto profumato di casa nostra. Che i partecipanti consegneranno alla memoria come ad un qualcosa di grande, da scrivere nel diario dei ricordi più belli. Perché noi e loro, siamo figli della stessa terra. E anche di un ieri importante. Che va raccontato: per fare migliore l’oggi e percorribile il domani.

Riccardo Masini 

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