WOLLONGONG (E NON SOLO): CAPITALE DI TREVIGIANITA’
Dopo complessivi 40 mila chilometri di grande volo, altri 4 mila di volo interno e 6 mila di pulman, il gruppo partito da Treviso si è trovato a tu per tu con e situazioni più disparate e la tanta gente che abita le contrade di questo lontano emisfero, nei confronti del quale Treviso appare geograficamente soltanto come un puntino invisibile, ma con un’anima viva che costituisce riferimento importantissimo.
Tutta gente nostra che è approdata in questo lontano continente, dove l’esotico di una natura selvaggia va a braccetto con orizzonti magici di coste e di baie. E dove, oltre le difficoltà iniziali, hanno conservato integro il sapore del paese e nel contempo resa grande questa loro seconda patria: integrandosi e lasciando ovunque il segno di una origine valoriale. Il coraggio, la volontà e la speranza, non sono state fermate dalle grandi distanze e qui ora soffia forte il vento nelle vele di una trevigianità ben radicata.
Wollongong, è la città della regione dell’Illawara lambita dal Pacifico, dove si è svolto il congresso nazionale dei trevisani d’Australia, la cui denominazione deriva da una parola aborigena che significa il suono delle onde contro gli scogli, è sede di una acciaieria di Port Kembgla che ha dato lavoro migliaia di italiani e sorge a due passi da Sidney. Per tre giorni i riflettori sono stati puntati su questa comunità pulsante e numerosa che ha celebrato qui il suo ottavo convegno continentale a cadenza triennale. “ Dal radicchio rosso al Waratah”, questo il pittoresco ma significativo tema dell’incontro, come dire che se il radicchio è il”fiore che si mangia” il Waratah è il” fiore simbolo” dell’Australia, concludendo che “ Noi trevisani, siamo cittadini di entrambi i fiori” .Ottocento i partecipanti al consesso assembleare, tanti quanti ne stavano nello splendido contenitore che richiamava tante storie: di vita e di gente, per dar voce ai propri problemi e alla gran voglia di incontrarsi. Ed è stata una grande ventata di casa, con esplosione di treviganità.Il tutto sotto gli auspici organizzativi della impeccabile presidente locale Carla Boccola, originaria di Treviso, a capo di un comitato che si è impegnato al massimo.
L’apertura dei lavori è stata data dai quadri dirigenti che si sono trovati attorno ad un tavolo dei lavori che ha visto Riccardo Masini e don Canuto Toso con titolo di rappresentare la sede centrale con relazioni di base, assieme alla vicepresidente centrale e verbalista Loretta Pizzato e alla mediatrice del mondo femminile Luisa Andreatta, alla testa di un cospicuo gruppo giunto da Treviso, che è stato testimone di quanto successo a Wollongong e altrove, nel contesto di un percorso che ha seguito le orme, spesso impervie, del coraggio di coloro che a suo tempo furono qui emigrati e del loro messere uomini e donne tutto d’un pezzo. L’incontro è avvenuto con i delegati delle sezioni “australiane” per dare corpo ai rispettivi problemi e aspettative associativi: convenendo sull’importanza dei valori della memoria, convenendo sull’importanza del giornale come “ cordone ombelicale” con l’origine ed esortando di sopperire alle distanze fisiche con l’uso della tecnologia moderna, in primis l’e-mail. E’ stato anche confermato un Comitato di Coordinamento d’Australia che ha indicato un rappresentante per sezione e assegnato l’incarico, per un anno ad Andrea Bettio ( Paese ) della sezione di Melbourne che ha preso il testimone da Guido Cavallin ( Montebelluna) di Adelaide.
Ha fatto seguito una partecipatissima serata di gala, che ha avuto luogo al Fraternità Club di Fairy Meadow, dove il vibrante echeggiare degli inni nazionali australiano e italiano, del “ Và pensiero” e di “ Trevisano non scordare” con le voci di Renzo Rostirolla e del coro italiano di Illawarra, accompagnati dalla moltitudine in piedi, ha fatto venire i brividi. Con la spumeggiante conduzione dell’italo australiana Pina e ancora i saluti e i pronunciamenti di circostanza di Carla Boccola per Wollong, Masini e don canuto per Treviso, padre Giuliano Cavarzan come missionario in Australia, il console onorario Luca Ferrari e Giuseppe Fin per le associazioni Venete. Con riaffermazione di concetti di fondo quali la centralità dell’uomo e la conservazione dei valori originari.
Momento forte è stata quello della messa santa messa che si è tenuta nella Chiesa del Sacro Cuore ed è stata presieduta dal Nunzio Apostolico in Australia l’arcivescovo mons. Giuseppe Lazzarotto, che all’omelia ha avuto sentite parole di condivisione all’evento e ancora accompagnata dai canti di Rostirolla e del coro italiano del posto. Un punto di partenza o di consolidamento ideale, per un itinerario tanto interessante e coinvolgente, quanto impegnativo.
Sidney, Canberra, Griffith. Melbourne, Adelaide, Brisbane e Mariam Walley sono state le altre tappe a carattere associativo. Ovunque con il convergere di entusiastici appuntamenti assembleari, pronunciamenti ufficiali di rappresentanza ( Masini e don Canuto) e il veleggiare dei canti di Renzo Rostirolla. Dappertutto e soprattutto, con lo spumeggiare di tanti e tanti commoventi incontri, spesso casuali, tra amici d’infanzia, di scuola o di lavoro, risalenti anche a 50 e più anni fa. A Mariam Walley, a metà strada fra quelli di Stanthorpe e Brisbane, sezioni “cugine” anche in questa iniziativa, la palma della conclusione. In questo luogo suggestivo e dagli ispirati richiami naturalistici e religiosi ( ogni regione vi ha posto un “capitello” devozionale del proprio Santo o Madonna ) i trevisani non hanno voluto essere da meno, collocando anch’essi il loro Santo per eccellenza: Giuseppe Sarto, Pio X, loro patrono. Suffragando l’avvenimento con la partecipazione dello stesso sindaco di Riese Gianluigi Contarin accompagnato da Angelo Stradiotto e la celebrazione religiosa del missionario scalabriniano “ loriate “ padre Luigi Sabbadin. .
Il gruppo trevisano al seguito, dopo aver percorso i sentieri anche impervi di coloro che a suo tempo sono qui emigrati, è spuntato da una appendice escursionistica irreale, intrisa di fibrillazioni dai tratti esotici e caratterizzata da proiezioni nel profondo deserto rosso che ha portato all’Ayers Roch : fascinoso monolitico sacro agli aborigeni ( che chiamano “Uluru”), sotto un ole tropicale e con il vento che sollevava spettacolari “ mulinelli “ che disegnavano l’orizzonte di serpeggianti “ avvitamenti” aerei. Un paesaggio aspro e arduo, dove però non sono mancati anche qui emozionanti incontri con altri sperduti trevisani. Sono state queste le sequenze che hanno cadenzato l’“andare” che ha fatto intravedere ai visitatori di Treviso attraverso quali “ stazioni” si sia inizialmente snodata la “ Via Crucis” degli emigranti. Prendendo conoscenza dei contesti ambientali e lavorativi più disparati: dallo sfolgorio delle metropoli, alle sconfinate distese rurali di coltivazioni o allevamenti allo stato brado, alle stordenti solitudini delle immensità desertiche. La rossa terra australiana, ha fatto intravedere dimensioni umane intense e anche nettamente diverse fra loro. A questo gruppo, è rimasta particolarmente impressa, tanto da rimanerne toccato, la marcata impronta di trevigianità, che si è presentata ovunque nella realtà australiana. Oggigiorno i “nostri” hanno fatto sintesi con la gente del posto, tanto da risultare “ alla pari” : con una situazione sociale e di integrazione esemplari, guadagnata sul campo. Ma non si può dimenticare quel reticolo di esperienze importanti espresse anche in situazioni estreme, come quella della gioventù un tempo lanciata allo sbaraglio nel lavoro massacrante della canna da zucchero o dei ricercatori di opali che vivono anche sottoterra, in “ case”, ma anche una chiesa ( la” Catolic Church the underground “) e un albergo, ricavate dalla stessa roccia delle miniere. Come visto nel profondo interno del deserto, a Coober Pedy.
Perché i trevisani spuntavano dappertutto, come funghi. Anche da lì. Quasi sempre con i volti segnati da una grande emozione che ne illuminava lo sguardo, li rendeva insaziabili di notizie e inesauribili nel raccontare le loro storie di emigrazione. Insomma, ci siamo accorti di quanto sia grande Treviso, intesa nel suo popolo sparso nel mondo. Anche di quanto sia sentito l’afflato della radice. Non a caso gli argomenti che maggiormente rimbalzavano di bocca in bocca erano quelli dell’infanzia, della sagra, del paese.
Riccardo Masini