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2007 - Laggio 7

Trovarsi a Laggio

E’ un appuntamento ormai entrato nella consuetudine che, Convegno conclusivo o no, è sempre partecipato con entusia­smo. Anche se, continuiamo a dirlo, non è sufficientemente recepito dalle sezioni, basti pensare che a rappresentarle sono state venti rispetto alle 72 esistenti. Ma consoliamoci riba­dendo il concetto che la qualità va sempre a scapito della quan­tità.
Luogo di incontro sempre gli ospitali spazi della "Casa di Soggiorno Alpino. Famiglie Rurali", nel cuore del Centro Cadere e dagli orizzonti subli­mi sempre in agguato, capaci come stavolta di riservare sor­prese come quella di una bella innevata, benché per niente duratura.
È stata una probante occa­sione di crescita e verifica, che ha favorito la reciproca cono­scenza. Perché non ci si cono­sce mai abbastanza. E, per capirsi, bisogna conoscersi. I toni dell'incontro hanno ripro­posto la riscoperta dello spirito associativo, che per essere reso mattone edificante ha bisogno di unitarietà e coerenza di inte­se. Senza malintesi e sempre rapportabili agli ambiti possibi­li e con i piedi per terra dei fatti realizzabili e realizzati. E pur evidenti. Che vanno ben al di là delle parole. Ciò per non cadere in frustrazioni per niente confa­centi.
Attorno a questi postulati importanti si è prodotto un laboratorio di idee che ha indi­cato linee di viabilità ed è stato dato fondo alla necessità di coinvolgere non solo le nuove generazioni che ormai sembra un ritornello di sempre, ma TUTTI quanti di possibile, in disponibilità, competenza, ecc. Come da perenne auspicio e già dimostrato. In questo senso sono una decina le brave perso­ne che hanno fatto un passo avanti, talvolta anche importan­te. Grazie! Ma non bastano.
E, quando sono in assemblea, potrebbero anche dirlo e spie­gare di essere stati coinvolti quando hanno potuto essere disponibili e con "servizi" anche importanti: ciò, affinché il loro esempio possa essere seguito.
È emerso anche il proble­ma della comunicazione. Viene il sospetto che non si legga tutto o affatto, perché a questo scopo c'è tutto un giornale che scrive di avvenimenti importanti e non, oltre che di informazioni utili, un programma annuale che delinea per quasi tutte le attività, eventuali circolari inte­grative, riunioni di Consiglio talvolta congiunte ai presidenti di sezione. Tuttavia, è sicuramente da parlare di un contesto propositi­vo perché mette in grado anche di fornire queste puntualizza-zioni.
Nel novero degli argomen­ti, ben sviluppati da don Canuto Toso, Tiziano Daltin e "verba­lizzati" da Loretta Rizzato (il sottoscritto ha potuto essere presente solo per metà lavori) è stato affrontato anche il senso della promozione integrale del­l'uomo in emigrazione, direzio­ne verso cui l'Atm deve dare la priorità dei propri sforzi in quanto è da qui che nasce il suo scopo di esistere. Infatti, è altre­sì auspicabile che la nostra potenzialità operativa venga ancor più rivolta ai problemi legati ai conterranei all'estero, che guardano a noi come al faro che illumina (... "impissa na candea..."), al riferimento dalle tante aspettative e al cuore con cui condividere le mille pulsio­ni.
È stata risaltata anche l'im­portanza e la qualità del nostro organo di informazione, riscon­trato di come tante attività delle sezioni, sia interne che esterne, siano di buona qualità e faccia­no sintesi umana e sociale del fenomeno e fanno rivivere il calore dell'italianità e della paesanità.
Molti altri i quesiti di stret­ta attinenza che sono stati affrontati. Con un riscontro fon­damentale, quello di tenere alta la testa con una punta di fierez­za. Perché c'è motivo per farlo. Ce lo riconoscono persino (per non dire "soprattutto") le associazioni consorelle.
C'è solo bisogno di un po' di più entusiasmo e di più fidu­cia tra simili: ciò, per essere davvero trainanti.
R.M.


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