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2006 - 50° di Marcinelle

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Marcinelle

Agosto, in Italia, è consacrato alle ferie, ma non può essere sfuggita la cronaca che quasi quotidianamente ci hanno riportato Tv e giornali.Cronache di disgrazie sul lavoro e di naufragi di gente sfortunata in balia della disperazione, dello sfruttamento e dell'indifferenza. Ma la storia non dice niente di nuovo perché il mese di agosto che sta per concludersi, è triste­mente famosa per la storia dell’emigrazione. Due date, vicine nel giorno del mese e più lontane nella data degli anni, segna­no fatti che tragicamente testi­moniano quanto sia duro guada­gnarsi il pane fuori della propria terra, dai confini dove si è nati e cresciuti, quando si fa la scelta di un salto nel buio.

Abbiamo ricordato, il 6 agosto, i 100 anni (6 agosto 1906) della tragedia della nave "Sirio" e 1'8 agosto il 50° anni­versario (8 agosto 1956) della tragedia di Marcinelle.

Nell'affondamento della nave "Sirio" _ che salpava da Genova verso le terre dell’Ame­rica Latina per "catar l'Ame­rica", sono morti oltre 500 emi­granti, quando sognavano di trovare "la cuccagna"... dopo lunghi anni di vita magra, di miseria e di fame, quando si moriva di "pellagra", qui nella nostra terra, sotto il potere di gente ingorda che sfruttava i loro contadini per aumentare le loro ricchezze, per estendere sempre di più i loro possedi­menti terrieri.

Tra i tanti dispersi nel mare in quel affondamento c'erano Missionari e Vescovi, come per esempio il Vescovo di San Paolo del Brasile, Mons. Josè Camargo de Barros, che confor­tavano, assolvevano e benedice­vano, prima di scomparire tra le onde dell'oceano. La poesia, diventata un canto celebre, anche se funesto, di questo tra­gico episodio, è molto espressi­va e ricorda al vivo quanto acca­duto... "Sull'alto mare la nave s'infranse incontrando lo sco­glio fatal. Quattro barchette scorrevano sulle acque in soc­corso dei nostri fratelli. Tra quei naufraghi i preti pregavano e poi lor davano la benedizione... Padri e madri baciavano i figli e poi sparivano tra le onde del mar...".

Scene strazianti, dolori inimmaginabili segnavano la fine di un sogno molto accarez­zato di tanta gente, nostra con­terranea verso terre lontane...

Altrettanto straziante e indi­cibilmente dolorose le scene che hanno segnato la tragedia di Marcinelle, nei pressi di Charleroi, in Belgio.

Credo non sia stato scritto, ma credo che possiamo facil­mente immaginarlo quanto può essere successo a 950 m. sotto terra, nei cunicoli costruiti per l'estrazione del carbone, a quei 262 emigrati, all'arrivo del calore e poi del fuoco... per loro che sognavano un futuro mi­gliore per sé, per i propri cari, per le loro famiglie...
La vita del minatore, come per chi andava in terre oltre mare... è sempre stata una vita di insidie, di pericoli, di inco­gnite, di difficoltà. Ogni emi­grante, che non trova sostenta­mento nella propria terra, ri­sponde in certo qual modo a quel comando del Signore, all’inizio della creazione, "Cre­scete e moltiplicatevi e... sog­giogate la terra...". Però la volontà divina mai si doveva intendere, nel crescere e molti­plicarsi, come uno sfruttamento dell'uomo sull'uomo, ma sem­pre nel rispetto della persona, nell'aiuto reciproco, con tutte le attenzioni per evitare danni o difficoltà a quanti cercavano di "crescere e moltiplicarsi" più nella qualità di vita che nel numero o quantità delle perso­ne.
La storia di queste tragedie dell'emigrazione dice che in ambedue i casi celebrati, ci sono stati errori umani, esosità di per­sone senza scrupoli.

La nave "Sirio" caricava più di 200 persone oltre le 1.300 della capacità, per incassare più soldi; come anche faceva una rotta diversa perché più breve, ma non sicura, dove ha trovato gli scogli sui quali la nave si infranse.. .

La miniera di Marcinelle non rispettava le norme di sicu­rezza e quell'olio sotto pressio­ne, fuoriuscito dai tubi in ava­ria, si è riversato sui cavi mal­protetti della linea elettrica ed ha originato l'incendio fatale.
Eppure, in mezzo a tanto male, a queste disgrazie, quanti segni di altruismo, di donazio­ne, di corse, di rischi per salva­re qualcuno!

La nostra Associazione "Trevisani nel Mondo" ha par­tecipato con un centinaio di per­sone alle commemorazioni del 50° anniversario della tragedia di Marcinelle: una memoria giusta e dovuta, un ricordo sen­tito e commovente presso il luogo di morte e nel cimitero di sepoltura dei poveri resti di tanti nostri minatori emigrati, di diversa provenienza dell'Italia e di altri paesi europei. Le parole del Nunzio apostolico presso il Re del Belgio, nella S. Messa di suffragio delle vittime, nel piaz­zale della miniera ora in disuso, che hanno richiamato il coman­damento del Signore dell'amore fraterno, come anche il suono del Silenzio e i vari interventi delle Autorità presenti, venute da tante parti, che ricordavano il sacrificio di tante persone care, con i 262 rintocchi di campana nominando quanti erano morti... ci hanno profondamente com­mosso e sono scese nel cuore e nell'animo, in profondità, di tutti noi presenti alla mesta ceri­monia. È stato un invito forte a riflettere seriamente e quindi a domandarci: perché queste di­s grazie, perché tante persone hanno sacrificato la propria vita in cerca di un futuro migliore, che significato hanno tanti sa­crifici, tante rinunce, l'abbando­no della propria Patria, dei pro­pri cari, di amici e parenti per andare incontro all'ignoto, ad un futuro che non si conosce?

Personalmente, come sacer­dote, ma credo tutti i credenti, la risposta la troviamo nelle parole del Vangelo quando Gesù dice: "Non c'è amore più grande di colui che dà la vita per la perso­na che ama". 
N.T. 

 


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